L'Uomo di Carta incontra in un bar la Donna di Plastica. L'Uomo di Carta ha vissuto tutta la vita facendosi scrivere addosso, sacrificandosi per la Causa. La Donna di Plastica sa di essere unica anche se prodotta in serie, ma è duttile, dal cuore artificiale dal viso sfrontato dagli occhi vuoti. L'Uomo di Carta la incontra per caso, mentre beve il suo Thè alla cellulosa - dice che lo rivitalizza - e lei gli si siede accanto, chiedendo con alterità se il posto vicino al suo non fosse già occupato. Ordina un martini bianco. Si sistema i capelli. Si guarda intorno. E il suo sguardo cade sull'Uomo di Carta. Inizia a parlargli. Gli parla della carta, di come la usi anche lei, di come sia sempre stata appassionata di questo materiale così antico ma sempre così moderno, che ha in sè la cultura dell'essere e l'armonia dell'Universo. L'Uomo di Carta arrossisce. Ha sempre servito, lui, si è sempre fatto scrivere addosso, e pensa di non essere degno di nulla se non di strani segni e disegni che non capisce e che nessuno si è preso la briga di spiegargli. E arrosisce perchè pensa che tutto quello che la Donna di Plastica stia dicendo sia vero, e pensa a quanto dolce sia sentirsi al centro dell'attenzione di qualcun altro, qualcuna così bella e regale. La Donna di Plastica si avvicina per fargli sentire il suo respiro. La Donna di Plastica continua a descrivere ciò che vede, la bellezza di un Uomo di Carta che è per quello che è, senza fronzoli nè variazioni sul tema. Gli si avvicina ancora, lo sfiora con il naso, da destra verso sinistra e ritorno, una due tre volte, piano, con grazia. L'Uomo di Carta non conosce. Non conosce, lui, le donne e come ci si comporta con esse. Continua ad arrossire e un'immagine gli balza alla mente, un'immagine che non sapeva nemmeno di poter pensare e che non sa gestire. L'immagine vede lui aprirsi in un grande foglio, di dimensioni A1 o A0, quasi fosse un fiore, o l'abbraccio di un bambino, aprirsi in modo sincero, delicato, e avvolgere con calore la Donna di Plastica, e godere della sua natura artificiale, e regalarle umidità e naturalezza.
A quel punto.
La Donna di Plastica accenna un leggero ed impercettibile movimento del viso. Come gli avesse letto negli occhi questo pensiero tenero e lussurioso. Lui si sente in colpa, per aver immaginato qualcosa di cui non sapeva nemmeno di essere capace. Lei gli sorride. Ma è un sorriso artificiale. Come quello che aveva accennato poco prima al cameriere anonimo che l'aveva servita. L'Uomo di Carta, che prima di allora non conosceva l'ebrezza della femminilità, l'Uomo di Carta, che non conosceva nemmeno se stesso e le possibilità della sua mente sincera e di carta, si sente di nuovo anonimo, si sente di nuovo solo un oggetto utile solo per essere scritto. E cade in un attimo in quel baratro che la sua vita regolare ritmica noiosa gli permetteva di vedere da lontano. Il baratro dell'indifferenza. La Donna di Plastica si guarda intorno nel bar, il bicchiere in mano. Lancia sguardi ad altri Uomini, gli Uomini Camicia e gli Uomini Giacca e gli Uomini Jeans, quel tipo di uomini che lui non potrebbe mai essere. E si sente perso.
Uno scatto. La Donna di Plastica salta dallo sgabello, lancia all'Uomo di Carta un cenno di saluto, paga, e dice - senza guardarlo -: "Addio". L'Uomo di Carta vede le mani di plastica spingere sulla porta e camminare veloce verso un'altra direzione, senza mai voltarsi indietro. L'Uomo di Carta sente il viso bagnato. Non capisce perchè. E sente freddo, allo stomaco. E vede le sue mani tristi.
Per un mese l'Uomo di Carta tornò al bar, sempre a quell'ora, sperando di vederla.
Per un mese sperò che l'addio da lei pronunciato non fosse una sentenza.
Una mattina, dietro al thè che stava bevendo, vede la plastica di una donna entrare. Allegra, felice. "Sarà felice perchè mi ha visto. Era una prova, voleva che la aspettassi". Apre la porta a vetri, Apre girando lo sguardo all'indietro, verso un uomo: l'Uomo Cipolla.
Una grande cattiveria iniziò a pervadere l'Uomo di Carta. Vide i due essere complici, toccarsi e sfiorarsi come le nuvole le cime delle montagne. Li fissò per tutto il tempo. Li fissò con tristezza, da dietro la tazza del thè. Per un attimo quasi, la Donna di Plastica si accorse di lui, ma girò subito lo sguardo verso l'Uomo Cipolla.
E fu a quel punto che l'Uomo di Carta capì che non meritava di soffrire. Fu a quel punto che l'Uomo di Carta sentì di non voler soffrire. E che avrebbe voluto la sua felicità, come quella che vedeva nella Donna di Plastica ora, e che quel dolore che sentiva non era giusto.
Si ricordò dell'immagine che gli era balzata in mente mentre la Donna di Plastica lo sfiorava con il viso. Salì sul tavolino. Il bar fece silenzio un attimo. Di colpo tutti gli occhi furono su di lui.
Fece un balzo. E con la forza della disperazione e della cattiveria, si aprì in un grosso forte foglio di carta, in volo, come un lenzuolo, soffice e elegante. La Donna di Plastica pensò di non aver mai visto niente di più bello. L'Uomo di Carta balzò in questo modo su tutti e due. Li avvolse. I due non capirono. Risero, per poco, fino a quando l'Uomo di Carta non iniziò a stringere. Come un lenzuolo mortale avviluppò i due nemici. Fece forza più che potè, sentì i due innamorati divincolarsi più che poterono da una stretta che aveva tutta la rabbia della gelosia e della disillusione. Il primo a cedere fu l'Uomo Cipolla, che si sfaldò facilmente in tutti gli strati di modi di fare che si era costruito e che aveva attentamente coltivato nell'arco della sua inutile vita. La Donna di Plastica era più forte. O forse l'Uomo di Carta non voleva davvero farle male. Ma fu un attimo. La decisione della cattiveria e della volontà fu più forte. Un ultimo colpo e la Donna di Plastica si fessurò in più parti e crepando nei sui punti nevralgici, fu a pezzi in un attimo.
A quel punto l'Uomo di Carta fu soddisfatto. Accartociato a terra vide il risultato della sua opera.
E poi si sentì male. Vide se stesso e gli squarci creati sul suo corpo di carta dal movimento delle contorsioni delle sue vittime. Vide il dolore che aveva creato. Vide il dolore che lo pervadeva. E spirò.